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Storia della Camicia

Alcuni identificano la nascita della camicia con la tunica degli antichi Romani. Tale collegamento non è dovuto certamente a criteri estetici di somiglianza, quanto piuttosto all’utilizzo della tunica come veste ornamentale oltre che coprente.

Sappiamo in base a fonti scritte che, sia il materiale che gli ornamenti della tunica identificavano il grado di nobiltà della persona. Se volessimo fare un paragone con la camicia di oggi, potremmo confrontare le camicie di alta qualità sartoriali con quelle industriali di bassa fattezza. Questa “tunica” ha continuato  a esistere anche dopo la caduta dell’impero Romano in occidente nel VI secolo d.C. . 

Nell’alto medioevo intorno all’anno mille, sempre da fonti scritte naturalmente, non da immagini, troviamo il termine “camisa”, “camisia”, “camisa de homo”. La provenienza di tale sostantivo  non è chiara, almeno per quanto riguarda le mie ricerche che non hanno trovato nulla in merito a come sia nata questa parola. 

La camisa in epoca medioevale era realizzata in lino, lunga fino alle caviglie per le donne e fino alle cosce per gli uomini. Per le persone più ricche queste vesti venivano realizzate con stoffe pregiate come i broccati e i  damaschi. I colori in voga erano il rosso, il violaceo, il blu, il verde. Molti di questi preziosi  tessuti erano siciliani. In quei luoghi si respirava aria cosmopolita, terre abitate dai siciliani e attraversate dai greci, arabi, ebrei, tedeschi e normanni.

La camisa – così come conosciuta nell’alto medioevo – inizia a trasformarsi verso il 1300 e sempre di più nel periodo del Rinascimento, dove, come vedremo tra poco, si caratterizzerà di tutte quelle fattezze che saranno le “fondamenta” della camicia che conosciamo oggi.

Nel 1300 insieme alle fonti scritte vi è qualche dipinto che ci aiuta a capire tale cambiamento della camicia. La lunghezza della camisa inizia a ritirarsi lasciando spazio alle nuove calze, aderentissime e tirate su fino  quasi all’inguine, separate una dall’altra come le calze moderne. Ecco che la camisa prende forma, come lunghezza assomiglia sempre più a quella odierna e compare una novità, il bottone.

Gli scambi commerciali, sempre più in espansione, fanno aumentare anche la varietà dei tessuti per le camicie, ormai usate sempre più con bottoni e della lunghezza a noi più familiare.

Il lusso si esibisce anche attraverso l’abbigliamento e la camicia diventa un elemento di spicco nei codici estetici rinascimentali.

Nel 1400 la moda maschile si compone di calze aderenti, farsetto,  (antico giubbetto maschile con o senza maniche)   giornea, (sopravveste senza maniche foderata di seta o di pelliccia) e la camicia che ormai ha una funzione estetica importante.

In questa prima fase della camicia il colletto non esiste ancora se non come semplice orlo, tessuto ripiegato per definire il limite del tessuto intorno al collo. Per questo importante – per noi adesso – accessorio bisogna aspettare la seconda metà del 1500, quando iniziano a comparire delle piccole arricciature somiglianti a strisce di stoffa pieghettata, come dei volant. 

Questo modello di colletto lo si trova nei borghesi e negli addetti alle cariche pubbliche, mentre nell’alta nobiltà il colletto aumenta in grandezza, le arricciature diventano sempre più elaborate prendendo la forma di una “lattuga”, da cui poi deriva il nome di questi modelli. La stessa lavorazione viene applicata anche ai polsi, donando alle camicie dei nobili un’eleganza straordinaria motivo di ostentazione della classe sociale. 

Un’evoluzione del colletto a lattuga è la gorgiera, più elaborato e rigido tale modello, formato da cannoli inflessibili, duri. La scomodità di questo collo lo relegò quasi solo a cerimonie ufficiali e per ritratti. Circa vent’anni dopo la nascita della gorgiera – siamo alla fine del 1600 -vi è l’ultima novità, un epocale cambiamento che sarà l’archetipo del collo moderno.

I colletti si appiattiscono assomigliando molto ai nostri modelli attuali, ma molto più grandi e completamente appoggiati e cascanti sul tessuto della camicia.

Agli inizi del 1600 ormai la camicia è famosissima e le migliori vengono realizzate a Venezia che diventa famosa per “il punto in area”. La concorrenza tra la Francia e L’Italia è agguerrita, la ricerca dei migliori ornamenti, pizzi, spinge  Re Luigi XIV nel 1625 a brevettare un “punto di Francia” come unico e inimitabile. 

Curioso è l’episodio che avviene verso la seconda metà del 1600, quando il ministro francese Colbert porta segretamente un gruppo di merlettaie veneziane a Parigi per rubare le tecniche. Finalmente la Francia con l’aiuto di queste merlettaie riuscirà ad avere successo esportando camicie in tutta Europa.

Con l’avvento della rivoluzione francese che spazza via quell’ostentazione di lusso della nobiltà, anche la camicia tanto pomposa  si tinge di rosso sangue delle teste dei regnanti e nobili portati alla ghigliottina.  La camicia trova in questo periodo un cambiamento in sobrietà, perdendo tutti quei pizzi sfarzosi delle corti di Francia.

La nuova borghesia impone una moda sobria, l’immagine di un uomo elegante ma senza eccessi.  L’espansione dell’economia borghese alla fine dell’800 porta a usare camicie più funzionali; collo e polsini diventano staccabili così da poter essere lavati facilmente senza l’impegno di lavare l’intera camicia.

A questa serietà della camicia si mescola lo stile del dandismo con l’uso di piccoli disegni colorati sulla camicia bianca in tinta unita;  si cambia lo stile del collo, inamidato e con le punte delle vele che sfiorano il mento.

Il XX secolo definisce gli ultimi elementi della camicia moderna che anno dopo anno arriverà ai giorni nostri come la conosciamo.


Stefano Persechini

“L’Arte della Camicia Bianca”